L’ESTATE PER L’OLIVO E LA CRESCITA DEL FRUTTO

L’estate per l’olivo è una stagione assai importante su cui incidono significativamente, come vedremo, le condizioni climatiche. Dopo la fase di fioritura, che come sappiamo solitamente avviene tra i mesi di aprile e maggio a seconda della posizione geografica, l’olivo attraversa quella dell’allegagione, durante la quale la corolla dei fiori appassisce e cade, dando così vita alla trasformazione in frutto.

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Fiori appassiti

Un passaggio significativo questo, messo a rischio dagli eccessi climatici rappresentati da lunghi periodi di siccità e forte calore. E’ infatti importante ricordare che l’olivo, pur essendo una pianta forte e apparentemente poco esposta ai rischi dovuti al clima per la sua “caparbia” capacità di adattamento in tutta la fascia del Mediterraneo fino ad altitudini proibitive (pensiamo alla monocultivar autoctona “Olivastra Seggianese” che cresce sul Monte Amiata), in realtà deve molto della sua produzione ai capricci del tempo. Senza considerare il rischio dei forti sbalzi termici che l’olivo soffre in tutti i periodi dell’anno, pensiamo alla stagione dell’impollinazione dell’olivo, che avviene esclusivamente attraverso l’azione del vento, una forte pioggia o peggio una grandinata mettono subito a rischio questa delicata fase. Una volta però che i fiori sono prodotti, si entra nella fase di allegagione che precede la trasformazione da fiore a frutto. Indicativamente si considera solitamente che una pur scarsa allegagione del 2% tra tutti i fiori presenti è sufficiente per garantire un raccolto più che dignitoso. Altro elemento da tenere in considerazione è l’alternanza di produzione tipica dell’olivo, ovvero così come per altre specie frutticole perenni ad un anno di produzione abbondante di frutto ne segue uno assai scarso (spesso accentuato anche da potature troppo invasive e in periodi a rischio). Una sorta di fenomeno “biennale” produttivo che negli ultimi anni (in alcune zone) ma non solo, si è aggravato per le condizioni sfavorevoli del clima, che hanno fatto slittare anche di due anni la raccolta a pieno regime. La risposta biologica sulla fruttificazione dell’olivo è che questa avviene lungo 2 anni: perché fiore e frutto si sviluppano dalle gemme destinate a fiore (come abbiamo spiegato nel precedente articolo ( Link )   che però si formano su un ramo dell’anno prima. Possiamo infatti affermare, senza dubbio di smentita, che per l’olivo è la crescita vegetativa dell’anno in corso che determina la potenziale produzione dell’anno seguente. A partire dalla seconda metà di giugno (in base alla posizione geografica) il frutto si comincia a distinguere sulla pianta d’olivo. Si iniziano ad intravedere delle piccolissime olive che crescono durante tutta l’estate e le cui dimensioni dipenderanno molto dall’effetto del sole. Nel mese di luglio però, la crescita del frutto si ferma per lasciare spazio all’indurimento del nocciolo, meglio noto come fase di lignificazione dell’endocarpo. E’ giusto ricordare a riguardo che l’oliva, così come la ciliegia, la mandorla, la prugna ed altri frutti, è caratterizzata dalla drupa, ovvero un frutto che possiede una buccia sottile che copre una polpa carnosa e succosa ed un nocciolo legnoso, appunto chiamato endocarpo che possiede un unico seme osseo che poi gli animali digeriscono e seminano garantendo la riproduzione naturale della pianta.

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Luglio, lignificazione dell’endocarpo

Una volta finito il processo di lignificazione dell’endocarpo, la crescita del frutto riprende e anche in questa fase estiva il clima assume un ruolo determinante. La quantità ed intensità delle piogge estive andranno infatti a determinare tanto la dimensione delle olive quanto la loro concentrazione di olio. Non a caso, in alcune aree geografiche particolarmente aride, con suoli poco profondi o sabbiosi la capacità di immagazzinare acqua nel terreno è troppo scarsa, quindi si ricorre ad impianti di irrigazione che garantiscono i giusti apporti idrici all’olivo. Romolo Gentili per esempio, nei suoi oliveti di Farnese e dintorni conta tutto sulla pioggia. Alimenta di tanto in tanto il terreno con detriti e resti naturali di potatura e grazie al terreno in questo spicchio di alta Tuscia laziale, composto perlopiù da un medio impasto (il giusto equilibrio tra sabbia, argilla e  limo) e dal clima mite che connota la zona con i giusti giorni di pioggia, garantisce degli ottimi raccolti.

Olive trees on sunset
Invaiatura

Nel mese di settembre il frutto continua a crescere fino ad entrare nell’ultima fase (ottobre), quella dell’invaiatura (cambiamento di colore da verde a scuro) che nel Sud Italia si anticipa di un mese circa, mentre nel centro Italia inizia tra fine ottobre e inizio novembre.